giovedì, maggio 24, 2012

DIABOLIK, CINQUANT'ANNI VISSUTI DIABOLIKAMENTE. APPUNTAMENTO A MANIAGO (PN)

di Erica Kofler



 
 
Una mostra a Maniago (Pordenone) porta nel nordest italiano l'arte del fumetto di Diabolik. Primo nel suo genere (un supercattivo divenuto eroe), secondo Gabriele Ferrero, storico del fumetto intervenuto lo scorso weekend nello splendido Palazzo d'Attimis, è un personaggio che si è evoluto nel tempo, acquisendo un'etica e diventando così meno crudele del mondo che lo circonda. Mario Gomboli, dirigente editoriale Astorina, ha confermato questa tesi, tramite alcuni esempi: se nelle prime serie accadeva che Diabolik strozzasse la prima sventurata che le capitava di fianco, oggi il Telefono Donna ha chiesto all'Astorina che fosse Eva Kant testimonial contro la violenza sulle donne, dando così una nuova impronta al personaggio.

Venerdì 25 maggio in programma anche una performance live: tre fumettisti (Emanuele Barison, Giancarlo Tenenti ed Erika De Pieri) si alterneranno nel disegno dal vivo, mentre altrettanti rappresentanti della realtà industriale parleranno, insieme a loro, di Imprenditoria&fumetto.

Non solo conferenze diabolike, ma anche uno stage di fumetti con le scuole a cura del fumettista Matteo Corazza, un minicorso di manga di un paio d'ore, con Belinda Bertolo (sabato 26 maggio 2012), un Cosplay Diabolik Contest, che domenica 27 maggio vedrà sfidarsi i numerosissimi appassionati di questa vera e propria arte.
Un'arte, quella del cosplay, che accavalla mondi immaginari a mondi reali, in una ricerca continua di una realtà più democratica e meritocratica di quella vera.

Per informazioni sul festival, visita il sito www.graphistudio.com/dkm50

(Tratto da Wittenberg.it)

domenica, dicembre 04, 2011

DELL’ANDROGINO. TEORIA AMOROSA – TEORIA PLASTICA






















Questo libro è un inno all’amore metafisico, al quale ci si consacra per mezzo della reintegrazione degli opposti — attivo e passivo, maschile e femminile — e del loro superamento. Nelle sue pagine si celebra l’amore spirituale, che vede amante e amata, agente e oggetto fondersi in un’unica figura archetipa, presente in ogni cultura umana: l’androgino, né uomo né donna, eppure uomo e donna al tempo stesso.
Con un linguaggio visionario, talvolta oscuro, Joséphin Péladan restituisce l’archetipo, spogliandolo dei luoghi comuni e ne propone, attraverso una ricostruzione storica e culturale, le varie incarnazioni che ha assunto nel volgere dei secoli: da Achille, eroe leggendario cantato da Omero nell’Iliade, a Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orléans finita sul rogo e diventata icona della cristianità.
Non è dato sapere se Péladan abbia mai creduto di riunire Teoria amorosa e Teoria plastica in un unico volume. Tuttavia, se affiancati questi due testi sull’androginia — qui insieme per la prima volta — dimostrano nei loro rispettivi contenuti una straordinaria reciprocità e danno forma a una dissertazione complessiva univoca e, nella sua sintesi, completa di una dottrina morale e di una teoria estetica.

Traduzione: Virgilio Bondois, Gabriele Ferrero, Vittorio Fincati. 
Cura editoriale e introduzione: Roberto Saraceno
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Copertina di Alfonso Cucinelli.

Il libro di Joséphin Péladan, Dell’androgino. Teoria amorosa – Teoria plastica, è pubblicato dall'Associazione Libriperduti, ha 128 pagine, costa 13,00 euro e può essere richiesto all'indirizzo info.libriperduti@gmail.com

mercoledì, novembre 09, 2011

giovedì, settembre 22, 2011

ANNO DOMINI



























LE VOSTRE PAROLE MI RIPORTANO AL MOTIVO PRINCIPALE PER IL QUALE MI TROVO QUI. Da quando siete arrivato in città, la redazione del «Boston Gazette», il giornale a cui collaboro, è stata subissata di lettere. Il direttore mi ha incaricato d’intervistarvi, in modo che i vostri concittadini finalmente sappiano chi è il nuovo governatore della regione.

L’uomo distolse lo sguardo dalla strada, poi, rivoltosi al giornalista, disse: “Questa vostra richiesta mi stupisce. Evidentemente i lettori del vostro foglio hanno la memoria corta. Dovreste sapere che molto è già stato scritto sul mio conto. Se ricordo bene, furono proprio tre vostri colleghi, Sturgiss, Guzman e Stoklebrown che, qualche anno fa, durante la guerra, si presentarono nello sperduto avamposto d’irregolari che comandavo, chiedendo che raccontassimo loro le nostre esperienze di battaglia. Rimasero con noi circa un mese. Poi, quando ritennero di avere raccolto materiale a sufficienza, ripartirono. Non più di una settimana dopo, sulla prima pagina del «Boston Gazette» apparve il primo articolo sulle nostre gesta e con esso nacque il mito dei famigerati ‘Lupi dell’Ontario’. Furono proprio quei giornalisti ad attribuirci quel nome. Dissero che era un’innocua licenza che avrebbe contribuito a farci amare dai lettori. Ebbi modo di leggere il loro resoconto solo al termine della guerra, e devo dire che seppero fare tesoro di quel poco che raccontammo loro. Il resto fu farina del loro sacco, farina d’ottima grana, nonostante talvolta abbiano esagerato un po’ con la fantasia, attribuendoci vicende che mai avremmo potuto vivere... come quando ci spedirono in Africa, per incontrare gli antichi Egizi. Comunque, nonostante ciò, è grazie a loro se altri uomini sentirono il dovere di unirsi a noi per lottare contro la tirannide inglese. La loro firma, SGS, rimane come un marchio indelebile su quei racconti.

Conosco bene gli articoli di Sturgiss, Guzman e Stoklebrown: hanno lasciato una grande impronta sulla mia generazione e mi hanno spinto a intraprendere il lavoro che faccio. Non immaginavo, però, che la loro drammatizzazione fosse esagerata. Quando li lessi, ricordo che colpirono la mia fantasia di ragazzino. Mi sembrava di trovarmi al vostro fianco e di lottare anch’io per quegli ideali di libertà. Non sono passati molti anni da allora, ma nel frattempo sono diventato un uomo. Ultimamente li ho riletti per prepararmi a questo incontro e devo dire che la patina del tempo non li ha scalfiti minimamente. Trovo quelle descrizioni ancora vibranti e piene di vita.

Ditemi, che ne è stato di loro?

Dopo la pubblicazione di alcuni articoli sui ‘Lupi dell’Ontario’ furono costretti ad abbandonare il New England a causa della taglia che l’allora governatore britannico aveva messo sulle loro teste. Ripararono in Quebec, dove proseguirono a scrivere di voi. Da quel poco che sono riuscito a scoprire, credo che vivano ancora laggiù.

Peccato, mi avrebbe fatto piacere rincontrarli. Se ho conquistato questa posizione, lo devo anche a loro.



“Anno Domini”, un racconto scritto da Gabriele Ferrero e illustrato da Paolo Morisi, su Il Comandante Mark numero 111, in edicola dal 27 settembre 2011.

(© sull'immagine EsseGesse/Edizioni if)